mercoledì 3 agosto 2011

Obscure Devotion - "Son of a Dayless Night" (1999)

Album (Elegy Records, 20 Agosto 1999)
Formazione (1996): Kobalt Black Sky, voce, basso;
Alessandra Abruzzese, voce (“My Crystal Land”);
Cabal Dark Moon, chitarre, voce aggiuntiva;
Walter Basile, batteria, tastiere (occasionali).

Provenienza: Potenza, Basilicata

Canzone migliore dell’album:
sicuramente “My Crystal Land”, suggestiva, melodica eppure selvaggia come poche.

Punto di forza del disco:
il fatto che gli Obscure Devotion riescano sempre a far emozionare come non mai l’ascoltatore. Merito soprattutto della semplice chitarra solista?

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Curiosità:

la copertina è opera di Ken Kelly, pittore statunitense in fissa con il fantasy. Gli Obscure Devotion hanno optato per quest’illustrazione di Conan il Barbaro datata 1972 e denominata “The Eve of Legend”.

Semplicemente immenso. Dopo circa 6 – 7 anni aver comprato “Son of a Dayless Night” nel mio ormai famoso negozio di fiducia sottocasa, Star Music, devo ancora trovare un disco di metal estremo che mi sappia emozionare come questo. Forse ci sono riusciti i sardi Cold Empire di “From the Ashes of the Empire”, ma per costruzione, inventiva, tecnica e potenza fisico – emotiva gli Obscure Devotion datati 1997 s’inventarono qualcosa che solo il black metal può fare e dare, e quindi non è nemmeno un eufemismo definirli come una delle massime espressioni italiane (e non) della distruzione di (quasi) tutti i luoghi comuni che affliggono inutilmente da anni questo genere. Sì, perché, nonostante l’immagine e i testi ultra – convenzionali, il gruppo è riuscito ad esprimere un’eleganza ed una raffinatezza che non pesano mai negativamente sull’ascoltatore (come al contrario farebbero i pur magnifici Dawn) così da trasportarlo in un’atmosfera suggestiva e oserei dire di impronta naturalistica, ossia ricca anche di quiete che fa ben preparare quelli che spesso non sono veri e propri assalti all’arma bianca ma celebrazioni quasi di specie romantica di una natura irrazionale eppur saggia. Una celebrazione tale che quasi si riflette in certi errori di ortografia (tipo un inguardabile “trhone”) e nei minutaggi talvolta sballati dei pezzi (per esempio la ballata omonima – ricca di chitarre acustiche e di tastiere evocative - dura realmente 56 secondi?) che corredano una grafica essenziale ma forse costruita un po’ troppo frettolosamente.

La prima parola d’ordine dell’album è sicuramente la melodia, a dir poco fondamentale. E’ una melodia spesso magniloquente ma quasi mai veramente malvagia e che rimanda non poche volte ad un’atmosfera tempestosa ed invernale di rara efficacia nella quale i blast – beats picchiano notevolmente pur essendo in perfetto equilibrio con i tempi più lenti. La melodia fra l’altro è così presente da permettere l’esistenza di un brano letteralmente commovente sviluppato in maniera egregia assumendo a tratti toni da ballata, e contando anche sul supporto di una bellissima voce femminile (“My Crystal Land”).

Un’aura mistica ed estatica guardacaso sembra pervadere tutto il disco anche se si prende in esame il comparto vocale, uno dei più sorprendenti che io abbia mai sentito. Prima di tutto, c’è un coordinamento delle due voci che riesce ad enfatizzare in maniera ottima l’intera frenesia di tutto l’insieme, e quindi gli interventi di Cabal Dark Moon, pur essendo abbastanza frequenti, non sono mai invasivi. Inoltre, la voce viene utilizzata in modo dinamico ed imprevedibile, ergo per nulla statico, passando così disinvoltamente da urla così gracchianti ed inquietanti da essere quasi acute a grugniti talvolta di stampo narrativo. Eppure, come elemento “estraneo” non vi è soltanto il delicato cantato femminile ma anche delle voci maschili pulitissime ed intonatissime, molto ben impostate e dai toni leggeri (quindi non aspettatevi voci imponenti).

Ma in questo album vi è praticamente di tutto, perfino una strumentale (“Secret and Tales of a Blackened Sky”) che parte ipnotica e minacciosa, denotando quindi un coraggio ed una capacità d’osare abbastanza rare nel campo del black metal, che non fa esattamente della dinamicità una virtù.

E fortuna che lo è per gli Obscure Devotion, i quali la fanno diventare un elemento perfettamente funzionale oltreché per nulla limitativo. Infatti, tutti gli strumenti hanno più o meno un ruolo melodico, democratizzando quindi il discorso in modo da farlo diventare più tempestoso e indomabile. In questo senso, assume una particolare importanza il basso, che oltre ad essere stato bilanciato benissimo con gli altri strumenti, spesso interviene per completare il lavoro di chitarra rivendicando così una propria autonomia.

A questa, chiamiamola così, sovrabbondanza di suoni, concorre la chitarra solista, la quale possiede un tono meravigliosamente caldo e fra l’altro è autrice di melodie toccanti che dicono sempre qualcosa di nuovo rispetto alla ritmica. A dire il vero, solo nel lungo intervento di “My Crystal Land” esegue un (semplice e bellissimo) assolo, perché per il resto si tratta di un vero e proprio riff sovrainciso a quello principale.

Ma ovviamente la musica non sarebbe niente se non fosse aiutata da una struttura sì dinamica ma accessibile e logica. L’unica pecca in tal senso risiede nella strumentale, nella quale ad un certo punto si fa vivo un momento emotivamente molto forte che però risulta troppo brusco in quanto precede una soluzione che è il suo contrario. Per il resto, bisogna dire che i nostri hanno avuto un bel coraggio a proporre una simile struttura, anche perché i pezzi sono così abbastanza lunghi da raggiungere e superare di poco per ben 2 volte i 7 minuti (“Subjugation of the Cursed Kingdom” e “My Crystal Land”), gestendo però tutto questo tempo in maniera decisamente matura.

Un altro punto discutibile è forse il finale, rappresentato da “Forever I’ll Lie Alone”, del disco, nel quale si ripete per la prima volta all’infinito una stessa soluzione. Se da una parte una tale scelta è pienamente giustificabile visto che così si accentua il valore eterno della solitudine profusa nel testo, dall’altra parte non ci si è preoccupati di enfatizzare emotivamente questa condizione, che in tipica tradizione black metal ha una valenza positiva e mistica.

Infine, c’è la produzione, una delle migliori in campo black metal. Ogni strumento ha il suo spazio nonostante la sporcizia generale, che fa risaltare meravigliosamente la vivacità selvaggia della musica. In tal senso, è da menzionare specialmente il suono della batteria, così “vivo” da sembrare vicinissimo.

Voto: 96

Claustrofobia

Scaletta:
1 – The Fifth Season/ 2 – Ancient Witchcraft/ 3 – Night Throne/ 4 – Snowfall Serenades/ 5 – Subjugation of the Cursed Kingdom/ 6 – Son of a Dayless Night/ 7 – My Crystal Land/ 8 – Secrets and Tales of a Blackened Sky/ 9 – Forever I’ll Lie Alone

MySpace:
www.myspace.com/obscuredevotion

Sito ufficiale:
www.obscuredevotion.altervista.org/

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